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Tecnologia della gomma

Le gomme sintetiche vengono preparate partendo
da liquidi a basso peso molecolare detti
monomeri per formare, tramite reazioni chimiche,
sostanze a peso molecolare elevato, i polimeri,
immaginabili come catene di monomeri collegati
tra loro da legami chimici.


Le proprietà elastiche di una gomma sintetica vengono ottenute mediante l’inserimento nella matrice polimerica di additivi e mediante il successivo riscaldamento del compound, ovvero mediante vulcanizzazione. Durante la vulcanizzazione le catene molecolari si ancorano tra loro mediante legami chimici ed evitano lo scorrimento reciproco delle catene. Al contrario della gomma allo stato crudo, la gomma vulcanizzata è in grado di deformarsi pressoché elasticamente e di riprendere la forma e le dimensioni originarie, una volta rimosso il carico responsabile della deformazione. In generale, i polimeri possono essere suddivisi in quattro famiglie, in funzione delle loro proprietà allo stato solido.
I plastomeri, detti anche termoplastici, sono formati da gomitoli di macromolecole lineari o ramificate, tenute assieme da legami intermolecolari. A causa di questi legami deboli, le macromolecole sono in grado di scorrere le une sulle altre e, di conseguenza, le deformazioni dei manufatti non sono reversibili. Al variare della temperatura e nell’ambito di un range
caratteristico per ogni materiale, avvengono nel materiale cambiamenti di carattere fisico, e di conseguenza gli sfridi ed i pezzi difettosi possono essere riutilizzati.
Queste proprietà uniche sono dovute al fatto che le macromolecole sono raggomitolate e legate tra loro da legami chimici forti (covalenti). Questi ponti tra le molecole impediscono scorrimenti reciproci tra le molecole quando il manufatto è sollecitato e impediscono la dissoluzione in solventi o la fusione per cessione di calore.

 

Come già anticipato, gli elastomeri e quindi le gomme sintetiche sono materiali con recupero quasi completamente elastico ed inoltre sono pressochè insolubili e infusibili.


Gli elastomeri termoplastici posseggono proprietà simili a quelle degli elastomeri tradizionali, dalla temperatura ambiente ai 70 °C circa.
Le proprietà elastiche sono dovute a legami deboli (legame idrogeno) tra le molecole, legami che si annullano sopra ad una certa temperatura, per riformarsi al decrescere della stessa. Gli elastomeri termoplastici possono essere ottenuti
senza vulcanizzazione e “riprocessati” se necessario.

I polimeri termoindurenti sono materiali rigidi, prodotti utilizzando particolari reagenti.
Fornendo calore, avviene un cambiamento nella struttura chimica, simile alla vulcanizzazione degli elastomeri, ma comunque, il numero ed il tipo di legami che si creano nella struttura sono tali da irrigidire il materiale a tal punto da non concedere un comportamento simile a quello degli elastomeri. Come gli elastomeri, in funzione della struttura similare, essi sono infusibili e insolubili e non possono quindi essere riprocessati. Per base elastomerica si intende un
polimero non vulcanizzato, da utilizzarsi come matrice, a cui aggiungere altri ingredienti, per la produzione di prodotti elastomerici. Il primo passo per la produzione di un compound consiste nell’ammorbidire la base attraverso il passaggio in un mescolatore, onde facilitare la successiva addizione di ingredienti specifici nel mescolatore stesso.

 

Gli ingredienti addizionali possono essere suddivisi, in accordo alla loro funzione specifica, come cariche, plasticizzanti, antidegradanti, agenti vulcanizzanti ed ingredienti speciali.


 

 

Le cariche nere consistono essenzialmente di nerofumo, le cariche bianche includono, ad esempio, Carbonato di Calcio o silicati.
Le cariche vengono impiegate con un duplice scopo tecnologico ed economico, alcune per incrementare la densità del compound e renderlo meno costoso, altre per rinforzarlo.
Per rinforzo si intende l’incremento delle proprietà meccaniche come ad esempio la resistenza a trazione o all’abrasione.
I plasticizzanti possono essere liquidi o solidi ed essere incorporati nel compound per scopi diversi: per incrementare la densità e rendere il compound meno costoso, per facilitare il processo di trasformazione del manufatto, per modificare alcune proprietà del manufatto vulcanizzato. Gli oli a base petrolifera sono i plasticizzanti più utilizzati sia per aumentare la densità che per facilitare il processo. Altre sostanze utilizzate possono essere grassi, oli vegetali, alcune cere, saponi e resine.
Gli antidegradanti sono sostanze organiche aggiunte in piccola percentuale per ritardare il deterioramento causato dagli agenti esterni, incrementando la vita utile del manufatto. Essi proteggono il compound dagli effetti dell’ossigeno e dell’ozono, dal calore, dalla luce del sole e dall’umidità, nonché dalle radiazioni ad alta frequenza.
Tra i più utilizzati vanno citati gli antiossidanti, che proteggono dall’ossidazione e dal calore e gli antiozonanti, che ritardano l’apparizione di cricche sulla superficie del manufatto causate dall’ozono quando il manufatto viene esposto in tensione all’aria.
Gli agenti vulcanizzanti sono responsabili della reticolazione del compound. Lo Zolfo è il principale agente vulcanizzante per quelle basi elastomeriche contenenti un numero sufficientemente elevato di doppi legami nella loro struttura.

Per ottenere un livello di vulcanizzazione corretto è necessario comunque utilizzare sostanze dette acceleranti e attivatori.
La combinazione di agente vulcanizzante, acceleranti e attivatori è detto sistema vulcanizzante. Gli elastomeri saturi non possono essere reticolati dai tradizionali sistemi allo Zolfo a causa dell’assenza di doppi legami nelle macromolecole della base elastomerica. Essi vengono quindi vulcanizzati utilizzando perossidi organici, eventualmente assistiti da coagenti
o promotori per incrementare l’efficienza dei perossidi stessi.
La lavorazione delle mescole viene effettuata con l’ausilio di un mescolatore, aperto o a rotori compenetranti.
Il mescolatore di tipo aperto consiste in due cilindri in acciaio, cavi e raffreddati ad acqua, lisci e rotanti in senso opposto. Uno dei cilindri ruota più velocemente dell’altro per generare frizione tra i due cilindri stessi. L’azione di mescolamento è un’azione di taglio, indotta nell’intercapedine regolabile esistente tra i due cilindri.
Il mescolatore a rotori compenetranti è invece composto da due rotori sagomati, anch’essi raffreddati ad acqua, che durante la rotazione in senso opposto, creano una sorta di camera a profilo variabile in funzione della posizione reciproca dei rotori stessi.
In entrambi i casi gli ingredienti vengono caricati tra i due cilindri, il compound viene masticato e successivamente estratto quando la dispersione degli ingredienti risulta uniforme ed omogenea.
Dopo il mescolamento, il compound deve essere preformato in modo da poter essere maneggiato in modo adeguato per alimentare le macchine che dovranno trasformarlo definitivamente in manufatto.

A tale scopo vengono impiegati calandre o estrusori.

A questo punto il compound può essere trasformato utilizzando la tecnologia conveniente allo scopo, stampaggio in pressa o estrusione, e subire il processo di vulcanizzazione, detto curing, in grado di reticolare le macromolecole e
garantire al manufatto le necessarie proprietà fisiche, chimiche e meccaniche. Come precedentemente anticipato, tutti gli elastomeri sono costituiti da combinazioni di ingredienti.
La base elastomerica fornisce al compound le caratteristiche principali, come ad esempio la resistenza ad oli e all’ozono, la flessibilità a bassa temperatura e così via, ma anche gli altri ingredienti come i plasticizzanti, le cariche o gli
antidegradanti contribuiscono alla definizione del comportamento del compound e, di conseguenza, risulta chiaro che é sviluppabile un numero pressochè infinito di compounds aventi caratteristiche diverse e che quindi esiste la
possibilità di produrre mescole per impieghi specifici.


Le basi elastomeriche sono identificate da abbreviazioni in accordo alla norma ISO 1629-87.

  • Gruppo M, con catena satura di polimetilene.
  • Gruppo N, con azoto nella catena polimerica, ma non ossigeno o fosforo.
  • Gruppo O, con ossigeno nella catena polimerica.
  • Gruppo Q, con silicio e ossigeno nella catena polimerica.
  • Gruppo R, con catena con carbonio insaturo.
  • Gruppo T, con zolfo nella catena polimerica.
  • Gruppo U, con carbonio, ossigeno e azoto nella catena polimerica.
  • Gruppo Z, con fosforo e azoto nella catena polimerica.


Ogni gruppo comprende differenti elastomeri, identificabili inserendo altre lettere davanti alla designazione del gruppo di appartenenza.


1 - tabella codifica materiali


Gli elastomeri possono essere ulteriormente classificati in gruppi a seconda del comportamento o delle caratteristiche chimiche, ad esempio secondo la resistenza agli oli, oppure secondo le prestazioni in servizio.


- 2 schema semplificato per selezione materiale

Gli elastomeri possono essere classificati secondo le prestazioni in servizio in tre gruppi distinti.

  • Elastomeri per impieghi generici, come NR ed SBR, che si deteriorano in ambienti aggressivi come aria calda, oli minerali, carburanti, ossidanti, ozono. Il principale vantaggio di questi materialiè costituito dalla loro economicità e dalle loro discrete prestazioni a bassa temperatura.
  • Elastomeri ad elevate prestazioni, come CR, NBR ed EPDM, in grado di fornire prestazioni soddisfacenti anche in ambienti aggressivi a discapito di un lieve incremento di prezzo rispetto a NR ed SBR.
  • Elastomeri speciali, come FFKM, FPM, FMQ e VMQ, forniscono prestazioni realmente rispondenti ai bisogni specifici del progettista in funzione dell’applicazione. L’incremento di costo risulta però elevato.
3 - grafico confronto caratteristiche principali

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna comunque effettuare una distinzione tra gli effetti dovuti a breve e lunga permanenza a temperature elevate. Gli effetti a breve termine sono soprattutto fisici e reversibili al ritorno della temperatura al valore ambiente. Gli effetti a lungo termine sono quelli permanenti e comportano modifiche nella struttura chimica del materiale, normalmente verificabili in perdite di prestazioni meccaniche.