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Il processo di stampaggio di articoli
tecnici in gomma si avvale principalmente
dell’utilizzo di una pressa, di
conformazione e modalità di apertura
dei piani pressa variabile, di uno stampo
e di una serie di successive operazioni
atte ad implementare le caratteristiche
del prodotto ed a garantire la
rispondenza di determinati parametri
chimici, fisici, geometrici, funzionali
od estetici ad eventuali specifiche di
riferimento.
In dettaglio, il processo di stampaggio
può essere ricondotto a tre differenti
tecnologie di produzione:
• Stampaggio a compressione
• Stampaggio a transfert
• Stampaggio ad iniezione
Lo stampaggio a compressione è il
metodo più tradizionale utilizzato per
lo stampaggio di articoli tecnici.
Tuttora parecchio utilizzato per la sua
versatilità ed in genere per la maggiore
conseguente economicità degli stampi
impiegati, esso prevede l’impiego di
presse verticali con piani orizzontali.
La gomma cruda, sotto forma di semilavorati
sbozzati in forme opportune,
viene caricata dall’operatore, o eventualmente
per serie molto numerose da
manipolatori, all’interno dello stampo
aperto e termicamente condizionato.
Alla chiusura dei piani pressa il materiale,
precedentemente pesato opportunamente
in modo da poter riempire
poco più di tutte le cavità presenti
nello stampo, fluisce nello stampo
stesso e si vulcanizza per effetto della
temperatura e della pressione imposta.
Dopo un tempo variabile a seconda del
tipo di materiale utilizzato, del volume
del pezzo e di altri parametri, lo stampo
viene aperto ed i pezzi rimossi.
Lo stampaggio a transfert è considerabile
come l’evoluzione dello stampaggio
a compressione ed è stato sviluppato
per consentire l’immissione della
gomma dello stampo in posizione di
chiusura, qualora la geometria del
pezzo da stampare non ne consentisse
il caricamento a stampo aperto.
Durante questo processo, anch’esso
solitamente attuabile per ovvi motivi
su presse verticali, il crudo viene caricato
all’interno di camere ricavate
sulla parte superiore dello stampo in
posizione di chiusura della piastra
intermedia ed in comunicazione tramite
canali generalmente capillari con le
cavità.
Alla chiusura dei piani pressa il materiale
viene premuto da un pistone solidale
al piano superiore ed iniettato
nelle cavità dello stampo vero e proprio.

Lo stampaggio ad iniezione, riuscito
connubio che abbina alla tecnologia di
stampaggio tradizionale unità di plastificazione
e dosatura per il caricamento
e l’iniezione nello stampo, ha
introdotto il necessario salto tecnologico
che ha reso possibile soprattutto
la produzione su serie elevatissime dei
particolari stampati in gomma garantendo
una ripetibilità del processo
altrimenti difficilmente raggiungibile.
La pressa per stampaggio ad iniezione
può essere conformata indifferentemente
secondo apertura orizzontale o
verticale, non essendo più necessario
caricare il crudo nello stampo sfruttando
la forza di gravità.
Il materiale viene dosato ed iniettato
tramite appositi gruppi di iniezione
all’interno dello stampo, le cui cavità
vengono raggiunte dalla gomma plastificata
grazie ad apposite canalizzazioni
ricavate sullo stampo o semplicemente,
ma più di rado, iniettando il
materiale a stampo non ancora completamente
chiuso.

Tale processo, caratterizzato come
anticipato da un’elevata ripetibilità ed
affidabilità complessiva, garantisce di
conseguenza standard qualitativi elevati
e costanti oltre a consentire un’eventuale
e pressoché totale automazione
del ciclo macchina, scarico pezzi
compreso.
Tecnoextr s.r.l. utilizza tutte e tre le
tecniche di stampaggio sopracitate,
avendo a disposizione un parco macchine
adeguato e completo, affidabile
e costantemente aggiornato, quindi, in
funzione del tipo di articolo da produrre,
il nostro ufficio tecnico sarà in
grado di suggerire le soluzioni opportune
ed il tipo di processo più favorevole
ed indicato.
A seconda del tipo di processo da
adottarsi, la conformazione dello
stampo varia di conseguenza, secondo
la generica differenziazione esposta in
precedenza.
La maggiore differenza è comunque
generalmente funzione della geometria
dell’articolo da produrre e solitamente
è proprio la forma dell’articolo
da stampare a suggerire, se non ad
imporre, il tipo di stampaggio e la
soluzione ottimale per il lay out dello
stampo.
Dando per scontato che geometrie
semplici siano ugualmente producibili
con qualsivoglia tipo di processo, in
questo caso la tecnologia più opportuna
viene scelta in base a considerazioni
economiche o di disponibilità
presse o di altro ancora e la definizione
dello stampo prevede scelte e conseguenze
differenti passando dall’iniezione
allo stampaggio a compressione.
Ciò che risulta forse più intuitivo è la
variabilità della disposizione delle
cavità in uno stampo se si ipotizza uno
stampo per utilizzo a compressione
piuttosto che per stampaggio ad iniezione.
In uno stampo a compressione si tende
ad incrementare al massimo il numero
di cavità potenzialmente ricavabili
nello spazio disponibile mediante una
disposizione della cavità stesse generalmente
secondo assi cartesiani,
mentre in uno stampo ad iniezione le
cavità devono essere disposte in modo
da ottimizzare gli spazi concessi dalle
canalizzazioni presenti e quanto più
corte e rettilinee possibili.
Una prima sommaria conclusione
porta ad affermare che quindi in genere
le impronte in uno stampo a compressione
sono più numerose che non
in uno stampo ad iniezione di pari
ingombri longitudinali e che di conseguenza
si possa potenzialmente produrre
un maggior numero di pezzi per
unità di tempo.
A riportare in equilibrio l’ago della
bilancia tra stampaggio a compressione
e stampaggio ad iniezione, e si sottolinea
che si sta ipotizzando una geometria
semplice ed ugualmente ricavabile
mediante entrambi i processi, è la
possibilità di operare con cicli più veloci
su presse ad iniezione, visto e considerato
che l’unica operazione manuale,
ammesso che non venga automatizzata
anch’essa, è quella di scarico
pezzi e che inoltre, ad ulteriore aggravio
di tempo e costi nello stampaggio a
compressione, il crudo deve essere
accuratamente pesato prima di essere
caricato.
Il conto economico è quindi spesso in
parità e ci si orienta verso una soluzione
tecnologica o verso l’altra in funzione
di altri criteri decisionali, non facilmente
giustificabili se non caso per
caso.
Citandone alcuni, ma l’elenco potrebbe
essere molto esteso, è spesso
determinante nella scelta a favore
dello stampaggio ad iniezione la
necessità di dover introdurre e quindi
iniettare il materiale a stampo chiuso,
ad esempio per la presenza di maschi
durante la produzione di manicotti,
soffietti o tubi stampati.Invece, per tutt’altri motivi, ad esempio
nel caso dello stampaggio di passacavi
o di articoli con sottosquadri
molto accentuati, la conformazione
stessa dei pezzi richiede un tempo
notevole per lo scarico dei pezzi, per
cui viene meno la necessità di sfruttare
la velocità del ciclo ad iniezione e
conviene indirizzarsi verso una maggiore
copertura dello stampo incrementando
il numero di impronte ed
adottando lo stampaggio a compressione.

Talvolta, per motivi legati alla struttura
stessa dei materiali polimerici e
della gomma in particolare, lo stampaggio
a compressione è preferibile in
quanto le caratteristiche meccaniche
del pezzo stampato possono essere
migliori di un omologo prodotto ad
iniezione.
Durante lo stampaggio ad iniezione,
infatti, il fuso viene iniettato a temperatura
e pressione elevata ed a conseguente
bassa viscosità nei canali ricavati
nello stampo.
In queste condizioni e con determinati
presupposti, nei polimeri possono
spezzarsi le catene di cui sono composti
oppure può essere indotta la vulcanizzazione
in punti ed in tempi non
desiderati e può prodursi quindi una
struttura imperfetta nel vulcanizzato,
conseguenza del flusso troppo spinto
che l’ha generata.
Sebbene ovvio, ma si ripete che l’elenco
delle motivazioni è decisamente più
esteso e diversificato e che comunque
una scelta deve essere fatta solo dopo
aver considerato il maggior numero
possibile di variabili ed ipotesi, da ultimo
si sottolinea che spesso la decisione viene presa in via definitiva al termine
della valutazione dell’investimento
in termini economici che richiedono
l’una o l’altra soluzione e che a
tal riguardo sia innegabile che gli
stampi ad iniezione siano più costosi e
che debbano essere fatti oggetto di
un’adeguata messa a punto per garantire
un prodotto numericamente e qualitativamente
conforme all’investimento
necessario per svilupparli.
Il lay out di uno stampo, ovvero la disposizione
delle cavità in uno stampo e
la suddivisione dello stesso in un certo
numero di componenti, come accennato
in precedenza è strettamente correlato
alla geometria dell’articolo da produrre.
Per questo motivo, sebbene ad un non
addetto ai lavori ciò possa sembrare di
secondaria importanza, è fondamentale
conoscere la funzione del pezzo e le
cosiddette condizioni al contorno,
ovvero i vincoli geometrici a cui il
pezzo verrà assoggettato in opera,
carichi o forze a cui verrà sottoposto e
la disposizione e la funzione delle superfici di contatto.
Una delle prime analisi da effettuare e
delle decisioni da prendere per il progettista
dello stampo riguarda la disposizione
della cosiddetta parting line,
ovvero della linea o delle linee di suddivisione
dello stampo.
E’ in corrispondenza di queste linee,
infatti, che vengono ricavati i volumi di
contenimento del materiale in eccesso
con i relativi tranciabava, volumi
necessari per poter riempire completamente
lo stampo in tutte le sue cavità.Visto e considerato che, a meno di
delicati processi successivi alla stampaggio
di sbavatura fine, la bava presente
sul pezzo può risultare dannosa
per l’utilizzo dello stesso se posizionata
su superfici di tenuta o di lavoro,
ecco che si chiarisce il motivo per cui è
fondamentale conoscere in dettaglio
la funzione del pezzo in anticipo rispetto
allo sviluppo dello stampo.
Al contrario, l’indeterminatezza della
funzione può portare il progettista a
cautelarsi ed a scegliere soluzioni
costruttive per lo stampo inutilmente
costose o sofisticate, magari per
garantire funzionalità assolutamente
non necessarie al pezzo stampato.
A causa della notevolissima differenza
tra il coefficiente di dilatazione lineare
di un acciaio da costruzione con cui
viene prodotto uno stampo e quello
dell’elastomero utilizzato, circa dieci
volte superiore, in estrazione pezzi si
assiste ad un fenomeno caratteristico
dello stampaggio della gomma, il ritiro,
universalmente detto in Inglese shrinkage.
In dettaglio, si osserva che il pezzo è
più piccolo della cavità che l’ha generato,
per cui esso tende ad aggrapparsi
sulle sporgenze o sui maschi ed a staccarsi
dalle generatrici esterne delle
cavità.
Questo fenomeno, quantitativamente
differente passando da un materiale
ad un altro ed al variare della durezza
della mescola, porta con se’ una conseguenza
non trascurabile, ovvero che
le cavità devono essere sovradimensionate
rispetto alle dimensioni nominali
che il pezzo finito deve possedere
e inoltre che, tranne per combinazioni fortuite di materiale e di durezza, ogni
stampo può essere utilizzato solo per
lo specifico materiale con la determinata
durezza per il quale esso è stato
progettato.
Successivamente all’operazione di
stampaggio vera e propria, il singolo
pezzo, a seconda delle caratteristiche
richieste, deve oppure può essere sottoposto
ad una sequenza di operazioni
accessorie.
Innanzitutto, a seconda del tipo di polimero
utilizzato, di deve procedere ad
una fase di post-vulcanizzazione in
forno a temperatura controllata per
rimuovere i residui delle sostanze utilizzate
per attivare la vulcanizzazione
o per completare la stessa ed incrementare
le prestazioni dei pezzi.
Al termine di tale fase, si osserva un
ulteriore fenomeno di ritiro, anche se
meno marcato rispetto a quello visibile
in pressa, con conseguente ulteriore
variazione delle dimensioni del pezzo.

La fase di sbavatura dei pezzi, necessaria
per rimuovere il materiale in
eccesso accumulatosi nei tranciabava,
può essere effettuata, prima o dopo la
post-vulcanizzazione, secondo metodologie
differenti: a mano, se lo stampo
è in grado di finire adeguatamente
la zona di giunzione e di non lasciare
residui evidenti, mediante l’ausilio di azoto e graniglia, per infragilire la bava
e rimuoverla con facilità, per burattatura
tradizionale, largamente utilizzata
per pezzi di geometria arrotondata o
con smussi, un esempio tipico è costituito
dagli o-rings, per fustellatura,
quando cause specifiche rendono
sconsigliabili o impossibili gli altri
metodi.
Ultima operazione elencata, ma assolutamente
la più importante e non
necessariamente da porre in atto solo
al termine del processo produttivo, è il
controllo visivo, comunemente detto
cernita.
Con frequenza definita dal piano di
controllo posto in atto nel singolo lotto
di produzione, i pezzi vengono ispezionati
visivamente già in uscita dallo
stampo, per correggere subitamente
eventuali difettosità rilevate durante
lo stampaggio, e successivamente
vengono cerniti da personale esperto
in funzione delle specifiche relative
onde raggiungere lo standard qualitativo
richiesto.
Si riporta di seguito un estratto dai
piani di campionamento e controllo
finale attualmente in vigore presso
Tecnoextr s.r.l. (collaudo semplice
ordinario per attributi a norma ISO
2859).
A seconda del livello qualitativo richiesto,
quindi del numero di difettosità
ammissibili in un singolo lotto di produzione,
la cernita avviene secondo modalità prestabilite ed effettuata su
campioni di entità variabile sino ad
arrivare all’intero ammontare del lotto.

Tecnoextr s.r.l. produce articoli tecnici
in gomma utilizzando tutti i materiali
attualmente reperibili sul mercato, di
qualità certificata e costantemente
monitorata sia in fase di ricevimento
merce che in produzione, mediante
continui e scrupolosi controlli di laboratorio.
Si rimanda alle tabelle presenti nella
sezione introduttiva del catalogo per
quanto riguarda i materiali disponibili
e le loro caratteristiche tipiche di
impiego.
Tali proprietà sono in ogni caso relative
a mescole standard e di conseguenza, per impieghi specifici o per vostra
richiesta di ulteriori informazioni in
merito, si consiglia di contattare il
nostro ufficio tecnico.
Anche nel caso degli articoli stampati,
così come per i prodotti estrusi, esistono
delle normative specifiche che
regolano e giustificano l’impiego di
tolleranze dimensionali adatte allo
scopo ed alle caratteristiche del materiale
utilizzato.
Tecnoextr s.r.l. utilizza e consiglia il rispetto delle tolleranze dimensionali su articoli stampati di forma complessa della norma UNI ISO 3302-1 classe M2.
Per casi specifici, comunque da concordare con il cliente in fase di progettazione e sviluppo, può essere concesso per determinate dimensioni il rispetto della classe M1.
A partire dallo studio della geometria del pezzo e dalla ricerca del materiale più idoneo per l’applicazione specifica richiesta, alla prototipazione mediante stampi pilota, sino allo sviluppo del più avanzato stampo di produzione per ottenere il prodotto con il migliore compromesso tra costo e prestazioni, Tecnoextr s.r.l. si è creata un’eccellente reputazione come partner altamente qualificato per lo sviluppo di articoli tecnici stampati in materiali elastomerici.
Una breve raccolta di casi affrontati con successo vi guiderà a meglio comprendere il nostro approccio alle problematiche proposte e ad apprezzare le soluzioni proposte.
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